Provincia autonoma di Trento 
In ogni valle opera una cooperativa

HandiCREA

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A TU PER TU CON GRAZIELLA ANESI
HandiCREA: Cooperazione, handicap e creatività

Grinta, coraggio e determinazione. Solo tre aggettivi per descrivere Graziella Anesi, la fondatrice e attuale presidente della Cooperativa HandiCREA che dalla sua carrozzina ci dice “si può fare” nel lavoro e nella vita.
Graziella vive da sola a Baselga di Piné e - oltre ad essere la presidente di HandiCREA, attività che la porta a Trento tutti i giorni - ama leggere, soprattutto narrativa e qualche saggio di filosofia o psicologia e ascoltare musica.
Anesi si dice complessivamente soddisfatta del lavoro svolto in questi anni e della squadra che si è creata. Per l’anno nuovo si augura di sensibilizzare sempre più le Istituzioni sulla disabilità e di sopravvivere alla crisi.

Possono esserci tanti modi per conoscere una persona. Provi ora lei a descriversi con cinque parole
Preferisco lo facciano gli altri.

Cosa rappresenta per lei la Cooperazione, cosa dovrebbero fare le Istituzioni per promuoverla al meglio e conosce esempi di "buone pratiche"?
La Cooperazione è una risposta efficace nata dai bisogni della gente e dagli strumenti che ha trovato per affrontarli. Il principale mezzo per raggiungere gli obiettivi di ogni tempo, è soprattutto la capacità di coniugare un obiettivo comune con i talenti e le possibilità di ognuno.
Credo che la migliore promozione del messaggio cooperativistico debba venire dalle cooperative stesse, attraverso le loro specifiche attività. Le buone prassi sono azioni esportabili in altre realtà, efficaci, sostenibili e collaudate. Credo che, soprattutto le cooperative più piccole, all’inizio facciano fatica a trovare tali modalità; ma poi (ognuna nel proprio settore), possano anche diventare un buon esempio dal quale essere influenzati positivamente.  

La Cooperazione è una realtà che dura da decenni e i media di massa si sono impegnati per raccontarla. Riuscirebbe a descriverla con un libro, un film, un pezzo teatrale o una canzone
La canzone “Si può fare” di Angelo Branduardi.

Lo slogan della Cooperazione Trentina è “diamoci del noi”. Come interpreta questa frase e quale è, secondo lei, la sua efficacia comunicativa?
Scopo degli slogan, sempre, è quello di far ricordare una finalità, un prodotto, un obiettivo. Devono essere facilmente memorizzabili, “forti” nei toni e nel linguaggio. Lo slogan della Cooperazione Trentina vuole rappresentare un’unità – composta da tante unicità specifiche – e riesce nell’obiettivo di rendere questo pensiero efficace. Come disse Schelfi nel 2009: “Chi va da solo, va veloce… ma chi va insieme, va lontano”.

La Cooperazione è un grande mosaico che si differenzia a seconda del luogo concreto nel quale vive e opera. Quale è per lei la cifra distintiva della Cooperazione Trentina?
La storia della Cooperazione Trentina rafforza il valore intrinseco della Cooperazione stessa, una storia e un valore fatti di creatività, e della fantasia di molte persone che le mettono a servizio delle diverse necessità di ogni momento storico. La nostra Cooperazione ha cambiato, in molti casi, le condizioni economiche e sociali del territorio.

Il nome di una società costituisce spesso la sua carata di identità. La vostra Cooperativa si chiama HandiCREA. Perchè ha questo nome?
Volevamo un nome che facesse capire di cosa ci occupiamo (la disabilità ndr) e, al tempo stesso, che desse l’idea di una cooperativa creativa (il suffisso crea sta per Cooperativa, Ricerche E Attività). Ci piaceva e ci piace ancora.

HandiCREA è presente da anni in Trentino e ormai rappresenta un punto di riferimento per la comunità. Lei ne è fondatrice e presidente. Quale è il risultato di cui è più fiera e può indicare tre priorità urgenti?
I risultati di cui sono più fiera stanno nel numero delle migliaia di risposte che siamo riusciti a fornire, nei lavori che abbiamo realizzato e nell’attività di squadra che si è andata creando.
Per il nuovo anno mi auguro di mantenere la qualità del nostro lavoro, di far comprendere alle Istituzioni i temi legati alla disabilità e di sopravvivere alla crisi.

Enrico Tozzi