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Salute Mentale e Scuola

Salute Mentale e Scuola

KENIA E TRENTINO, L’ESPERIENZA DI SALUTE MENTALE E SCUOLA
Studenti e “matti” insieme per la loro scuola a Muyeye

Scuola e Salute Mentale del Trentino si sono unite e, nel marzo 2010, alcuni utenti dei centri di Salute Mentale di Trento e Cles e alcune studentesse del Liceo Rosmini di Trento sono volati in Kenia per partecipare alla vita della scuola primaria di Muyeye. In particolare le studentesse hanno aiutato le maestre locali nelle loro attività e hanno conosciuto migliaia di ragazzini. La scuola primaria keniota raggruppa le nostre elementari e medie.

Sergio Damiani, giornalista e autore (con Juliane Biasi) del documentario “Muyeye” e la studentessa Chiara Boninsegna, ci raccontano la loro avventura.  

Descrivi il Kenia in tre aggettivi
D. Vitale, luminoso, cordiale.
C. Attraente, emozionante, caldo.

Descriviti in tre aggettivi
D. Irrequieto, creativo, sognatore.
C. Altruista, testarda, socievole.

Qual’è il ricordo più bello?
D. I pranzi sotto il baobab con polenta e fagioli ospiti della famiglia di Nebat sono indimenticabili.
C. L'arrivo nel villaggio, dove avevamo costruito la scuola, con l'incontro di 1600 bambini che affettuosamente ti davano la mano per accompagnarti nella visita del posto.

Racconta l’imprevisto più divertente
D. Scoprire che il protagonista del film, da tutti noi chiamato Nebat, non si chiama Nebat.
C. In verità un evento particolarmente divertente non c'è stato, però un episodio gradito è stato scoprire che il ragazzo il quale riordinava la nostra camera piegava solamente a noi tre (ragazze ndr) le lenzuola a forma di cuore.

Cosa ti è piaciuto degli africani?
D. La spontaneità nelle relazioni con gli altri è impareggiabile.
C. La loro solidarietà, la gioiosità e l'amicizia che ti regalano mi hanno colpita profondamente.

Come è andata con il cibo?
D. Benone: abbondante e gustoso.
C. Noi tendenzialemente mangiavamo pollo e riso, ma una volta siamo andate al ristorante indiano. Altrimenti si mangiava il cibo tipico africano: una polentina bianca insapore, fagioli borlotti e delle erbe amarognole simili agli spinaci.

Trova un motivo per tornare
D. Vorrei portare le mie bambine in Africa.
C. Mi piacerebbe tornare nel villaggio per ritrovare la vivacità di quei bambini e per vedere se e come viene utilizzata la scuola che abbiamo finanziato.

Come è stato il rapporto con il Centro di Salute Mentale?
D. Ottimo perché tra di noi non si distinguevano i "sani" e i "matti".
C. Direi ottimo. Sono persone molto disponibili e altruiste.

Cosa ti ha colpito dei “matti”?
D. La spontaneità nel raccontare una storia di grande dolore.
C. Forte è la voglia di socializzare, l'apertura verso gli altri e la loro semplicità.

Racconta una cosa che ti ha fatto arrabbiare
D. I turisti che dal pulmino gettavano caramelle ai bambini di Muyeye.
C. Soffrivo per il senso di inutilità e inadeguatezza verso quei piccoli bambini.

C’è una cosa che porti nel cuore?
D. Gli occhi di Resiki in preda ad un male oscuro nella sua capanna di paglia.
C. Direi che tutto il viaggio nel complesso resterà sempre nel mio cuore.

C’è stata una cosa che non rifaresti?
D. Lasciare mia moglie incinta a casa.
C. No, rifarei tutto quello che ho fatto.

Esiste una cosa che rifaresti mille volte?
D. Il documentario. Era una bella sfida mettere insieme due argomenti difficili come l'Africa e la malattia mentale.
C. Mi impegnerei di nuovo nella raccolta dei fondi per la scuola di Muyeye.
Dedica un pensiero a un compagno di viaggio
D. Un abbraccio a Fabio che non c'è più.
C. Cogli le opportunità e la fortuna di vivere in una società come la nostra e sii riconoscente senza abusarne.

Enrico Tozzi